Tre lustri a punto, un anno e cinque mesi
hoggi chiuder vegg’io (nè già ’l vorrei
ohimé veder) che nel bel nodo sei
unita meco, e ch’io mi strinsi e presi,
e ch’io nel sol di duo begli occhi accesi,
per far cenere poi, gli spirti miei;
ch’a te sol tutt’i giorni e buoni e rei
diedi, né mai pur col pensier t’offesi.
E giuro anchor, se mille lustri e mille
viver potessi, che doppiando i guai
doppierà il foco e doppierà la fede.
Caro mio tempo, or quando aura o faville
sparver sì tosto? E da qui inanzi havrai
per mio mal tronche l’ali e zoppo il piede.