Donna per cui mi piacque arte ed ingegno,
non fu certo pietà degna di noi
a pregar Dio ch’io sovrastessi a’ tuoi
giorni, che fer d’Amor felice il regno,
per rimaner di morte in preda, e segno
a tutti i colpi ingiuriosi suoi;
deh, perché in piè restar devev’io, poi
che cadde la mia base, il mio sostegno?
Misero! Se per me far nol volesti,
s’io era te, se in te la mia vita era,
perdonare a te stessa almen devesti.
Soverchio amor ti fece ingiusta e fera;
hor veggio ben che non è cosa in questi
abissi di qua giù stabile o vera.