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1508–1575

LXII

Berardino Rota

Voi, che nel volto viva mi rendete l’imagin cara ch’ho più viva al core, dolci sei pegni ch’al mio gran dolore, a le tenebre mie compagni sete,

non a lei, che si sta ne la quiete vera del ciel d’ogni miseria fore, ma a tal che sempre more e pur non more il sepolchro pietosi e mesti ergete,

ove, tacendo il suo fero tormento, poiché in bocca d’ognun grida e risona, scrivete sopra in lettre oscure ed adre: «Mille cinquantanove e cinquecento,

di luglio il dicesette, in su la nona rinacque a noi la madre e morì il padre».

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