Voi, che nel volto viva mi rendete
l’imagin cara ch’ho più viva al core,
dolci sei pegni ch’al mio gran dolore,
a le tenebre mie compagni sete,
non a lei, che si sta ne la quiete
vera del ciel d’ogni miseria fore,
ma a tal che sempre more e pur non more
il sepolchro pietosi e mesti ergete,
ove, tacendo il suo fero tormento,
poiché in bocca d’ognun grida e risona,
scrivete sopra in lettre oscure ed adre:
«Mille cinquantanove e cinquecento,
di luglio il dicesette, in su la nona
rinacque a noi la madre e morì il padre».