Quanto debbo al pensier, di cui nudrisco
l’alma digiuna e dal suo ben lontana;
celeste cibo che rintegra e sana
l’inferma parte e manca ond’i’ languisco.
Quanto l’amica cortesia gradisco
che da lui viemmi; per sì dolce e piana
via mi scorge al mio foco, e m’allontana
da terra sì che seco unirmi ardisco.
Quelle ricchezze, ch’egli ten, non have
tutto ’l regno d’Amor: né dolce aggiunge
a quel ch’ei reca al viver tristo e grave.
Siate da gli occhi miei, donna, pur lunge,
mentre solo un pensier fido e soave,
caro mio mezzo, a voi mi ricongiunge.