Erti calli, alti colli, horridi ed hermi,
riposte valli, ombrose selve e sole
ove mai l’occhio suo non volge il sole
cerco (chi ’l crederà?) per rihavermi;
né veggon gli occhi tenebrosi infermi
fin qui quel sol che serenar gli sole,
né so trovar conformi al duol parole
perché quanto io vorrei possa dolermi;
ché non sì tosto il cor apre la via
per la lingua al suo mal, ch’ella s’agghiaccia,
e nel mezzo la voce e trema e more.
In cotal guisa ognihor la vita mia,
reciso il germe, aven che cada e giaccia;
e passan gli anni, e non passa il dolore.