Skip to content
1508–1575

LIV

Berardino Rota

Amor, poiché mi vieti poter i dolci e chiari giorni goder che ’n van pur l’alma attende, perch’i’ nel duol m’acqueti

e di vivere impari, vola for de’ begli occhi e de le bende onde ’l mio cor s’accende; pon’ giù l’arco e gli strali,

e fa, priego, che ’n parte possa ritrarre in carte la pura vita antica de’ mortali: ché dopo breve spatio

ben puoi tornare al crudo usato stratio. O serena, beata, rado da gente vana havuta in pregio, o vita vera e viva,

che, da la vile ingrata volgar turba lontana d’ogni timor, d’ogni sospetto priva ti stai soletta e schiva

di quanto fuor ne piace, ed in non cale hai messo tutt’altro, o lunge o presso, col certo ben di tua secura pace;

e ’n qualche piaggia aprica vivi a te stessa, a Dio cara ed amica. A chi te segue un verde prato che picciol rio

renda col torto piè fresco e gioioso, selva che mai non perde per freddo tempo e rio honor di fronda, antro riposto, ombroso,

sono albergo, e riposo, più che adagiato letto, un tronco, un cespo, un sasso, s’avien che rotto e lasso

rieda da’ campi, e un vil pomo negletto sgombra la fame intensa; e de la terra il sen gli è seggio e mensa. Né mai gli rompe il sonno

cura spinosa e calda, né tromba che risuoni assalto o sella; né l’onde irate il ponno turbar, che sempre in salda

quiete aggiunge a questa pianta, a quella, hor la vite novella, ed hor con falce acuta tronca quel ramo, hor piega,

hor lo sfronda, hor lo lega, hor l’un germe nell’altro innesta e muta; quando Autunno le tempie cinte d’uva poi mostra, il sen se n’empie.

Vede primo da l’onde col giovenetto raggio il sol movere il carro, e vedel poi, quando il bell’oro asconde

e, fornito il viaggio, scioglie il freno la sera a’ corsier suoi. Gode vedendo i buoi starsi a l’ombra d’un orno;

ode nimphe e pastori cantar lor rozzi amori, mentre pascendo va la greggia intorno che ne’ puri ruscelli

hor corre a bere, hor a bagnar i velli. Hor di mele, hor di latte aduna humil thesoro che natura con man larga gli dona;

hor de le bionde intatte spighe via più che d’oro ricca a l’hirsuto crin tesse corona; hor nuota al fiume, hor suona

sotto un’elce la canna. Poi, quando il verno imbianca gli alti colli, la stanca cervetta impiaga e’l pigro tordo inganna,

e co’ i cari compagni parte i suoi dolci e poveri guadagni. E poi& Ma che più dico? Ecco che riede Amore, e dar non vole

più lunga tregua al cor con le parole.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LIV · Berardino Rota · Poetry Cove