Amor, tu che’l puoi fare, e tu che ’l fai,
soccorri a chi d’ogni soccorso è degno!
Quando, spirto gentil, nel tuo bel regno
rinchiuso alto dolor tacque giamai?
Rendi pietosi gl’occhi, onde tu fai
Plantedio nostro hor neve, hor sasso, hor legno,
mentre egli cerca, e mai non giunge al segno,
scoprir l’abisso de’ suoi lunghi guai.
O, s’a priego d’humil servo si crede,
tornalo al primo grado, acciò si vanti
d’haver trovato in te pietate e fede.
Sì vedrem tosto poi con altrettanti
incensi l’ara e ’l loco, ove si vede
l’imagin tua, spirar rose ed acanti.