Dal vero fonte de’ celesti rai
per triomphar del mondo il foco prese
Amor, con cui sì forte il cor m’accese
ch’io di spegnerlo più non spero homai;
E l’arco, onde ferito entro n’andai,
fé di due ciglia ov’ogni studio intese,
e quella rete, ch’a’ miei danni tese,
del più fin or che rilucesse mai.
Né satio anco di ciò volse cangiarmi
con la virtù di più dolci parole
che mai s’udiro, e trasformarmi in vui.
Meraviglia non è, dunque, se trarmi
non pò di vita il duol, che non mi duole,
se ’n voi medesma trasformato io fui.