Scendi dal tuo bel colle a la marina, O Egla, e lascia gli orti ov’Amor vive, Se ’l mormorar non hai del mare a sdegno, Or che convien solcar l’onda marina,
E cercar altre piaggie et altre rive Con altri remi e con più destro legno. L’ondoso campo e l’umido sentiero Ch’io varco mostra a me libero e piano.
Tu sei di Leda e l’una e l’altra stella Sola al mio navigar, quando è più fiero Il mar, quando più il porto appar lontano. Deh vieni più che mai vezzosa e bella,
Deh vienne, o ninfa, e di più scelti fiori Cingi il dorato crin vaga et ornata; Mentre io con piena man ne vo spargendo Rose gigli amaranti edere allori
A la memoria sacra et onorata, Cui debbo d’or in or, ma nulla rendo, Del dì natal di Nice, a cui le Muse Sono compagne e d’or in or più larga
Versa l’onda Permesso alma e felice; A cui servon le Circi e le Meduse, A cui par ch’Elicona e vesta e sparga Di novelli laureti ogni pendice.
Or canta meco quel ch’a Meliseo Disse Timeta, e quel che poi cantaro Insieme sotto il monte che nasconde Percosso il temerario empio Tifeo,
Asilo de le Muse illustre e caro. Così di fior la piaggia, il lito abonde Di pesci, e nel tuo mar quasi in bel fonte Mal grado del furor d’Eolo e Nettuno
Di specchiarti ad ognor ti si conceda. Quando più il sol con l’infiammata fronte Scalda la terra, e sembra arso e digiuno L’aer, come quel dì che ’l carro in preda
Mal diede al figlio il Sol, che troppo volse, Timeta pescator primo e famoso Tra quanti il mar Tirreno onora e vede, Poi che l’altr’ier al sol la rete sciolse
Là dove intorno il mar salso e spumoso Bagna e rinfresca al gran gigante il piede, Giunto al buon Meliseo, che la bonaccia Avea sovra un vicin sasso a pescare
Invitato pur dianzi, ove sovente Si siede Proteo poi che a pascer caccia Fuor la greggia il matin dintorno al mare, Disse così tutto di gioia ardente.
Quando Nice dal ciel tra noi discese, D’altrettanto sereno La notte il carro suo stellato accese, E ne l’ampio bel seno
Mostrò la terra un novo eterno aprile, E seco il mondo apprese Quant’è di pellegrino e di gentile. Quando Nice dal ciel tra noi discese,
Di più raggi lucenti La sorella del sol la fronte accese, Et amorosi accenti Rinovò sovra i rami ogni augelletto.
E seco il mondo apprese Quant’è di bel, d’onesto e di perfetto. Quando Nice dal ciel qua giù discese, Crespata da soave e picciol vento
L’onda di puro argento Lasciava spume di cristallo al lito; E ’l terren più che mai verde e fiorito Di non so che divin tosto s’accese.
Quando Nice dal ciel qua giù discese, Sorse del mar con doppia luce il giorno, E stillarle dintorno Parea di grazie un nembo largo e spesso;
E ’l mondo vago e ricco di se stesso D’un novo raggio di virtù s’accese. Nice gentil, quel dì ch’a primavera Nascesti in grembo, Amore
Smaltò di ricche gemme i sassi e l’acque, E fur le luci tutte a farti onore D’accordo in ogni spera; E teco insieme nacque
La meraviglia de le cose prime. Nice gentil, quel dì ch’a primavera Nascesti in grembo, Amore In dolce fiamma accese i pesci e l’acque,
E Dio dipinse in via più bel colore La matina e la sera; E teco insieme nacque Il più bel di Natura, il più sublime.
Nel dì che Nice il mondo Ornò di nova luce, ogni spelonca Di fiorite corone Ornaro i Dei de l’acque,
E l’antico Tritone Rallegrò tutto il mar con la sua conca, Al cui suono i delfini intorno l’acque, In qua in là guizzando e saltellando,
Per onorar il dì sacro e giocondo Menaro lieti e graziosi balli; E le ninfe scherzando Sen gìan per entro i bei puri cristalli.
Nel dì che Nice il mondo Ornò di nova luce, il mar, la riva, Di fior vermigli e bianchi Cosperse il re de l’acque,
E cinti il seno e i fianchi I pescatori e ’l crin tutti d’oliva, Copriro d’erbe nate in sen de l’acque Quel tridente, quel remo e quella barca
Per onorar il dì sacro e giocondo; Né di pesci, qual pria, vili e limosi, Trasser la rete carca, Ma di ricchi lapilli e preziosi.
Nel dì che Nice nacque, Usciro al lito fuor gioiose ardite, Sciolte a l’aura le chiome, De l’onde quete e pure
Cimotoe e Melite Cantando il nobil nome, E fer più chiare l’acque Sovra i mostri del mar liete e secure.
Nel dì che Nice nacque Intrecciò di coralli e margherite Glauco le verdi chiome, E Proteo con figure
Quasi dal cielo uscite Cantando il nobil nome A pascer fuor de l’acque Cacciò le gregge sue liete e secure.
Nice gentil, quel dì che con l’Aurora Sorgesti al mondo, et Anfitrite e Teti Sparser di perle e di coralli l’acque, E salutando il dì felice e l’ora
Cantaro i mergi in dolci modi e lieti, E teco insieme nacque Quel ch’oggi più si pregia e più s’onora. Nice gentil, quel dì che le Sirene
Lasciaro il mar sol per vederti, il sole Indorò d’altri raggi il lito e l’acque, E per li scogli intorno e per l’arene Cadde pioggia di rose e di viole,
E teco insieme nacque La prima gioia al mondo, il primo bene. Nel dì che Nice nacque e larghi i fati Ne fur di tanto ben, dianzi sì scarsi,
Volando gìan l’aurette intorno i prati In compagnia di Clori e Pasitea; E Natura parea Dell’opra stessa sua meravigliarsi.
Nel dì che Nice nacque e del suo lume Fu ricco e vago il mondo, arene d’oro Scoperse ogni ruscello, et ogni fiume Di nettare e di latte al mar correa;
E Natura parea Se stessa ringraziar del bel lavoro. Qui poser fine i pescatori al canto; Poi Timeta tornò dove disciolte
Avea le reti al sole in lungo giro, E Meliseo drizzato il filo alquanto La canna in man riprese una e due volte; Né dal mar tutto il dì mai si partiro,
Finché dintorno al ciel le stelle usciro.
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