Ben sono io senza il mio perduto bene
arida tronca selva, inutil felce,
assetato ruscel, folminata elce,
deserto campo d’infelici avene;
ben son io, senza lui, dove Pirene
alza più il corno rotta ignobil selce;
ma poiché ’l dolor vince e ’l fato dielce,
che altro mai che lagrimar convene?
Né fia novo però, ch’anchor un sasso
stillò lagrime un tempo: e s’io rimango
selce, piangerò selce i dolor miei.
Niobe, tu piangesti altri; ad un passo
gir non puoi meco, e ben ceder mi dei,
poi che me stesso eternamente io piango.