Imagin bella che mi stai nel core
qual radice di quercia in sasso alpino
profonda e fissa, angelico divino
sguardo che novo aggiungi al sole honore,
degna le notti mie del tuo splendore
per contrastar col mio duro destino,
e prega Dio che più rapido e chino
ne corra il tempo, e più veloci l’hore;
sì che ratto quest’alma a te ne vole,
qual da gabbia augellino, ove non mai
cantò lontan da la compagna amica;
o s’apra il petto ove risplendi e stai,
sì che la vista tua l’occhio console,
così come il penser pasce e nutrica.