Tu se’ pur morto, ed io son vivo anchora,
anzi tu vivo, ed io son morto, o caro
frate, nobil thesor, che ’n questo amaro
mondo mi lasci senza queta un’hora.
S’un desio, s’un pensier d’accordo ognihora
già fu tra noi, deh, perché un sasso avaro
ambo non chiuse il dì che lieto e chiaro
ben fora stato, s’io men giva alhora?
Ma non mi fu di tanto ben cortese
lo ciel, perché restasse il mondo senza
amicitia, valore e cortesia.
Ed io privo di te, mia dolce essenza,
piangessi, ombra, me stesso in dubbia via,
in duro exilio ed in lontan paese.