Qual huom, se repentin folgor l’atterra,
riman di se medesmo in lungo oblio,
dal tuo ratto sparir tal rimas’io,
legno dannato a foco, arida terra.
Ché la prigion non s’apre, e non si sferra
il mezzo che restò del viver mio?
Fulminata la speme, e col desio
ogni mia gioia, ogni mio ben sotterra.
In cotal guisa chi può dir ch’huom viva?
O manca, o tronca vita, e pur pietade
devria trovar chi l’esser tiene a sdegno!
Così calcata serpe parte è viva,
parte morta si giace, e così legno
tocco in selva dal ciel pende e non cade.