Non d’herbette e di fior nobil rivera,
la cui verde ricchezza hor parte, hor torna,
ma di celesti eterne gemme adorna,
caro giardin di Dio, gioia primera,
in te fiorir Virtù promette e spera,
e Fede, che tra noi più non soggiorna;
in te colei che regge il mondo ed orna
ecco si sta, scesa dal ciel, qual era.
Sorga Permesso in te più chiaro e pieno,
te sola canti il gran signor di Delo,
sia ’l mio Parnaso il tuo bel campo ameno.
Te renda ognihor più bella il caldo e ’l gelo
eternamente a primavera in seno:
poiché in terra per te si gode il cielo.