O di celeste ben, d’alto valore
imagin pura, in cui par che respire
il secol reo, per cui riprenda ardire
di rivestir il già spogliato honore,
poiché di tomba io sembro uscita fore
ombra pur dianzi che si mova e spire,
che si lagni, che pianga e che sospire,
triompho de la morte e del dolore,
ché dunque veder me cercate? In terra
quel ch’i’ già fui si giace, e nulla i’ spero
finché ’l duol non m’acqueta e non m’atterra.
Me da gli occhi non pur, ma dal pensero
scacciate ognihor, come chi stratio e guerra,
come chi sogna horribil mostro e fero.