Cornelio, a te che, fuor del vulgo infido,
ricco di te medesmo e ’n te raccolto,
tenendo a poco quel ch’a’ primi è molto,
ti stai, phenice e cigno, al tuo bel nido,
accrescer fiato al glorioso grido
convien di quella che già il volo ha sciolto,
poi che il nocchier cantando a l’otio volto
sen va, pacato il mar, securo il lido;
giovenetto real da Dio ne venne
in breve hora per far quel che in tanti anni
né Grecia mai né Roma armata ottenne.
Qual brami alzai del pigro stile i vanni
per ornarmene anch’io, ma mi ritenne
morte empia, fragil corpo, annosi affanni.