Così la pianta cara a Venere, onde
triomphò morte e far più non poteo,
rinverdir veggia dal novello Egeo
che versa il duol per gli occhi vostri e fonde,
com’il signor che ’l mondo arde e confonde
solcar con toschi remi il mar mi feo,
non già perché la figlia di Peneo,
ma ché ’l mio crin negletta alga circonde.
Giovene antico, in cui Phebo ripone
alta speranza, assai torto vi pare
di me, che ’n tanta havete opinione.
Tal suol colui al qual di notte appare
terribil ombra, mentre a lei s’oppone,
con la man, col pensier, con gli occhi errare.