Perché del mondo ingiurioso e vile
corrotta macchia il tuo leggiadro e puro
non potesse far poi greve ed oscuro,
candido mio colombo almo e gentile,
dal terren visco periglioso humile
al tuo nido celeste alto e securo
Dio ti richiama; e t’è noioso e duro
l’esser fin qui tardato al terzo aprile.
Deh, perché al ciel quando spiegasti i vanni
io restai qui, di morte arida stampa,
ne la tempesta degli humani inganni?
Tal, quando il mar più d’ira e d’onde avampa,
rimansi a dietro e sente ultimi danni
gran legno e grave, il leve e picciol campa.