Mentre de gli avi suoi le belle imprese
si reca a mente, e primo corre al muro
l’ardito duce, e tien piano e securo
quanto nemico ardir dianzi contese,
scorgendo Marte il caro almo paese
piegarsi al giogo, e ’l suo gran nome oscuro,
contra lui nel periglio acerbo e duro
ghianda di ferro in nera polve accese;
ma Tiberino il fier colpo ritenne
gridando: «Ah, Marte, ah, non ferir te stesso!»,
alzato il mento fuor di mezzo il rio.
Pietoso il ferro, il foco allhor divenne,
e restò picciol segno al viso impresso,
onde più gloria assai che sangue uscio.