Ch’io sia Rota qual voi cortese amore
ben ve n’inganna, o di natura ed arte
invidia e pregio, in marmo, in tela, in carte
che date vita a l’huom poi ch’e’ si more.
Buona rota è la vostra, a trarvi fore
se val di Lethe, e se vi segna e parte
la via del ciel, se vi pon vivo in parte
onde gite di voi fatto maggiore.
Lasso, ben è la mia dove mal siede
Fortuna, dove Amore aguzza l’armi,
dove novo Ixïon mi gira e rota.
Tacete pur, non curo: il cor si vede
spesso ne gli occhi; o mio buon Buonarota,
risponderan per voi le tele, i marmi.