Ben pò chiamarti ogniun malvagia e dura,
austro che i più bei fior disperdi e cogli,
Morte che morto m’hai, né però sciogli
quel nodo ove mi strinse alta ventura.
Di cortesia nemica e di natura,
di lagrime ministra e di cordogli,
rapace man che ’l mondo privi e spogli
di quel ch’egli più pregia e tien più cura.
Dunque chiuder quegli occhi havestù ardire
che potean far la mia vita immortale,
né ti vinse pietà pur nel ferire?
Ogni cosa gentil bella mortale
piagasti a un tempo, ed era il mio desire
ch’armasti sol per me l’arco e lo strale.