Notte, ch’a doppio la mia vita attristi,
ministra di pensier torbidi e negri,
e ch’a gli spirti travagliati ed egri
altrettanto venen rechi ed acquisti,
ben i miei giorni tempestosi e tristi
solei già render tu tranquilli, allegri;
hor son a tal che ’l mio stato rallegri
col pianto, e col dolore al duol resisti.
Sì novamente mi diletta e piace
il pianger e ’l dolermi, avenga ch’io
quanto convien non pianga e non mi dolga.
Deh, porta un sonno, o Notte, al viver mio,
che da sì novo inferno homai mi tolga,
e chiuda gli occhi eternamente in pace.