Vi darei più del cor, se più potessi,
sacro signor; ma che può l’huom più darvi?
Già vel diedi io, fin da quel dì che farvi
mio volle il ciel, perch’in voi tutto havessi.
Entro talhor negli alti abissi e spessi
del vostro honor, né posso unqua trovarvi;
tanto sembrate e tal, che per lodarvi
aven sì come al sol lume aggiungessi.
Né sete già minor perché fortuna
al gran merito vostro il loco tolga:
l’esser, nol parer buono è vera lode.
Non perché scemi e cresca altra è la luna,
né varia il ciel perché si giri e volga:
gentil cor puro in sé si specchia e gode.