Quella fera crudel, che sì veloce
fuggì dinanzi al mio desire alato,
e ’n mezzo il corso suo nel manco lato
piaga lasciò ch’anchor mi punge e coce,
più che mai bella e più che mai feroce,
qual già l’ancise inexorabil fato,
mi viene incontra e morde oltra l’usato,
né men morta che viva offende e noce.
Viva sperava un dì giungerla, e farne
ricca la fame mia; ma, poiché al regno
tornò del ciel, che posso homai sperarne?
Seguirla col pensier, piangerla, a sdegno
se pur nol prende, e, come io posso, ornarne
l’egra memoria e l’oscurato ingegno.