Urrea gentil, cui diede il dio di Delo
tutto se stesso, e dove Amor s’annida,
cui mosser sì le dolorose strida
di colui ch’amò tanto il mio bel velo,
è ver ch’io godo il ciel, né caldo o gelo
temo, mercé di tal che mi fu guida,
ch’io col favor di penna amica e fida
ricca ne vo sopra la gonna e ’l velo;
ma ben mi duol che dal mio sposo impara
piangere il mondo, e che ’l suo viver sia
notte che par che ’l mio bel giorno adombre.
Digli che ’l dolce mio tempri l’amara
memoria di quel punto, e che devria
discacciar col mio sol gli abissi e l’ombre.