Io piansi e piango e piangerò; né fore
vengono i miei sospir come si stanno
rinchiusi al cor, né, qual vorrei, sen vanno
le lagrime di pari al mio dolore.
Pietà, non già ragion, nobil pittore,
ti fé poco ombreggiar ben lungo affanno;
ma pria ricche del sol le notti andranno,
e darà luce al ciel l’ombra e l’horrore,
che tu veggia mie voci oscure e morte
gir chiare e vive: e pur devrebbe, e vale
misera novità renderle illustri.
Felice Egeria! Ahi, perché anchora io tale
non chiusi il dì che fatal mano e forte
disperse le mie rose, i miei ligustri?