Mentre febre m’assale, e mentre punge
dolor ch’a lato a lui la morte è gioco,
ecco il mio dolce inestinguibil foco,
che tanto m’arde più quanto è più lunge.
S’asside al letticciuol tosto che giunge
e di luce e d’odor riempie il loco;
e, consolando, al cor tremante e fioco
forza vital di novi spirti aggiunge.
Io ’l veggio, io ’l tocco, egli s’appressa e dice:
«Per te scesi dal ciel, te solo aspetto,
orsù, vien meco, il più tardar non lice».
Poi la man porge, io m’alzo; ahi, maladetto
sonno, perché mi lasci? O me felice,
se fosse allhor la sepoltura il letto!