Già furon tre del mar nostro Sirene,
hor se’ tu del mar d’Adria una e migliore,
che cantar novamente insegni Amore,
Veniero, testimon de le mie pene.
Felici note, onde deriva e viene
a la guerra, al venen del mio dolore
pace e dolcezza! O spirto, in cui maggiore
di se stesso talhor Phebo diviene!
Ché non movi dal sasso, ove si giace,
con la forza de’ dolci accenti tuoi
la donna che pur morta e m’arde e piace?
Potrai ben tu viva tornarla a noi,
e render ad Amor l’arco e la face,
al mondo gli occhi, al sole i raggi suoi.