Tucca, se’ pur da noi partito, e lassi
a dietro chi vorrebbe esserti avante,
chi più del peso che sostenne Atlante
la vita ha grave, e fra via langue e stassi.
Felice, che gli stanchi annosi passi
fermati hai fuor del terren corso errante;
misero me, che trarne anco le piante
non posso, e quanto io varco è spine e sassi.
Deh, se di me qua giù punto ti calse,
a lei, che ’l core in ciel sen portò seco,
dì se ’l viver dapoi mi vale o valse.
Tu ’l sai, ché già men dolsi e piansi teco;
care bellezze, ahi perché voi non false
foste da prima, od io perché non cieco?