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1508–1575

CXCII

Berardino Rota

La vita è corsa, e pur non giunge a riva questa di miei nemici armata nave, cui d’hor in hor più s’allontana il porto, né veggio altro fin qui che notte ed ombra;

che farai dunque, o cieca, o dolente alma, rinchiusa in vil di terra inferma vesta? Tu che, lasciata qui la mortal vesta, libera godi in lieta amica riva,

chiara, bella, felice e gentil alma, quasi di nobil merce ornata nave, scaccia co’ raggi tuoi la nebbia e l’ombra, che mi nasconde il segno e toglie il porto.

Lasso, ben havev’io ritratto in porto il rotto legno e la bagnata vesta, securo in tutto di tempesta e d’ombra; quando ecco a ciel sereno, in piana riva,

allhor ch’i’ men temea, ruppi la nave, e restai orba, trista e vedova alma. Deh, ché non voli, o miserabil alma, a la tua cara luce, al dolce porto?

Questa ch’ha nome vita è fragil nave, anzi da ragni in polve ordita vesta; non si trova qua giù ferma la riva, finché grave ne copre e terrena ombra.

Human caduco velo, ignobil ombra ch’ammanti sconsolata infelice alma, fia mai quel dì che la sinistra riva tu lasci indietro e ti riposi in porto?

Ben se’ povera tu lacera vesta, ben se’ deserta inarenata nave. Se loco hebbe nel ciel degno la nave, e fu pur ella in selva al sole, a l’ombra,

che da Colcho recò l’aurata vesta, quanto più ve l’havrà, fatta quest’alma già pura e leve, il dì che giunta al porto goderà lei ne la celeste riva?

Altra riva cercar con altra nave convien per girne a porto; o mondo, o ombra, o alma, a che non spogli antica vesta?

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