La mente, che fin qui mai non s’acqueta,
ne l’un spirto gentil ch’hoggi v’invio
misurando col vostro il tristo e rio
stato d’altrui, fate serena e lieta.
L’altro al vago pensier sia freno e meta,
che turba troppo il viver vostro e mio,
poich’a’ rei vien la pena, e ch’al fin Dio
vince amico favor d’ogni pianeta.
Col terzo il mal temprate interno e strano,
perché men la prigion vi prema e doglia,
specchiandovi nel cor libero e sano.
Di me godete, o petto alto e romano,
pregando il ciel che l’honorata voglia
via più rinforzi, e non fia prego invano.