Qual huom sì scaltro mai, qual sì leggiero
a la lutta d’Amor sottrarsi valse?
Ché la terra non pur, le stigie e salse
onde, ma turba il ciel con duro impero.
Sassel Giove e Pluton s’io dico il vero,
e chi sovente arse fra l’acque ed alse;
sallo il cor mio, cui di me nulla calse,
misero e volontario prigioniero.
Che farai tu, se rapida procella
repente a te ne vien da l’Austro a l’Orse,
minuta rena e debile facella?
Più saggio fu chi pria l’herba gli porse:
rompe più forte in questa parte e’n quella
fiume, se fral ritegno indietro il torse.