Hor hai pur tu, qual vincitore auriga,
tocco la meta ov’altri unqua non giunse;
né da la bella via mai ti disgiunse
del mondo lusinghier pace né briga.
D’honestà, di bellezza ornata biga
quella fu ben che tua man resse e punse.
Ma chi cotante in un gratie congiunse,
poi tosto nel fiorir colse la spiga?
Havei già tu lo fren del più bel carro
che mai volgesse rota al campo Eleo:
cose del ciel che fu gloria a vederle.
Ma perdonimi il ver se nulla io narro:
era d’avorio, di robini e perle;
Dio per se stesso e non per altri il feo.