È fior la speme mia, che ne l’aprire
si secca, e danno al suo cultore apporta.
È filo il desir mio, che nel ordire
si rompe, e l’opra sua vien vana e morta.
È nave il pensier mio, che nel partire
si perde, e di dolor merce riporta.
È tal la vita mia, ch’io ben potrei
tutt’altro prima simigliar che lei.