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1508–1575

CLXXVII

Berardino Rota

Adunque o cieca, o dolorosa vita, ogni cosa simigli? Amor, che mi consigli? Senza te che mi giova, o chi m’aita?

Nasce pianta talhor, che sola e senza la sua compagna a lato steril si vive in ben misero stato. Così senza la dolce alma presenza

de la mia bella luce né fior né frutto il mio viver produce. Altra è che, s’una volta empia secure de’ suo’ rami la spoglia,

giamai più non germoglia, ma con le sue anchor l’altrui sventure, segno funesto, pur si sta piangendo, messaggera di morte.

Tal la mia speme (o pensier vivo e forte!) dal dì che la percosse il colpo horrendo non mai più si rinverde, e piange ognihor de’ suoi be’ giorni il verde.

Verdeggia arbor feconda a l’acque in seno peregrina felice, che, com’ più la radice si bagna, e più vien ricco il ramo e pieno.

Così la vita mia cresce nel pianto, il qual quanto più spargo tanto più il corso al mio dolore allargo. E ben mi duol, che nol vorrei già tanto,

se mancar devev’io a punto il dì ch’ogni mio ben sen gio. Pianta spesso veggiam, che copre e lega un’altra sì, che sembra

con le sue torte membra esserne donna, e pur da lei non nega ricever vita: ché se l’una avene talhora esser recisa,

subitamente poi l’altra divisa dal picciol regno suo secca divene. Tal io, spenta lei, quasi arido tronco e vil germe rimasi.

Alza ne’ monti al ciel dritto le cime legno che sferza e gira ogni fiato che spira; poscia dal verde suo seggio sublime

scende giù al mar, per farsi gioco al vento. Così s’erge il pensiero che muove Amor per non visto sentiero, ed io in mar d’amoroso tormento

ad hor ad hor direi: «Ecco che m’han sommerso i sospir miei». Sorge, non so, là dove il Nilo inonda, s’io dica o pianta od herba,

che, se talhor si serba e pon sul rogo u’ più la fiamma abonda, indi ritorna intatta e non s’accende. Tal io nel mio bel foco,

che spegner non potrà morte né loco, onde ’l sol doppio lume in ciel riprende; dolce mio rogo ognihora, e vivo ed ardo, e non mi struggo anchora!

Hor mi sovien, già son per ogni parte in tal guisa due piante, l’una de l’altra amante, che non san viver ben sole in disparte,

del nodo marital verace exempio. Così la vita mia (se vita è pur senza la dolce e ria ministra del mio lungo amaro scempio,

scempio che piacque e piace) nuda vite senz’olmo in terra giace. Vorrei più dir, ma la memoria amara la carta e ’l sen mi bagna;

né però meno il cor dentro si lagna.

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