Sovra un bel carro d’or di rose adorno,
qual giovenetta e rugiadosa Aurora,
venne madonna (o lieta, o felice hora)
di mezza notte in sonno a darmi il giorno.
Ben la vidi io: né sì dolce soggiorno
crederei che qua giù godesse allhora
qual alma è più felice; e dirlo fora
a la lingua, a lo stil fatica e scorno.
Ma che, se mentre in ciel fermarmi io credo
ella sen va per le stellate vie,
ed io pur resto in terra a pianger sempre?
Ma che, se via più pronto al mio duol riedo?
O meraviglia d’amorose tempre,
la notte giorno far, far notte il die!