Pascete l’alma pur, lagrime mie,
lagrime mie, vital mio cibo e caro,
dolcezza del mio stato acerbo amaro,
solo rifugio a l’aspre pene e rie.
In pianto il cor si stille, apra le vie
per gli occhi tutte, e non sen mostri avaro;
poiché, spento quel sol che tanto amaro,
non veggon più, né veder sanno, il die.
Gli occhi, che poser prima entro il nemico,
che fur così veloci al nostro danno,
portin la pena del lor fallo antico.
Ma chi non sa che mai non si potranno
spegner le fiamme ond’ardo e mi nutrico
per lungo pianto o per rivolger d’anno?