Riede pur nobil donna al pensier mio
talhora, in quella guisa, in quel sembiante
che m’arse e prese, e ch’io la vidi avante,
il primier dì soave insieme e rio.
Ogni altra imagine indi, ogni desio
discaccia allhor, di mia salute amante,
e l’empie sol d’honeste voglie e sante,
e d’un dolce del mondo amico oblio.
Anzi mi dice: «Or non è questo il regno,
ch’io governai vittoriosa e sola?
E tu ’l sai, ch’ancho al cor ne mostri il segno».
Io, che so come ’l ben fugge e vola,
l’uscio de la memoria a chiuder vegno,
perché pur non sen perda una parola.