Trovai per queto mar Scilla vorace,
e per porto goder sirti deserte,
per piano ampio sentier vie strette ed erte,
e turbo e guerra per sereno e pace.
Inconstante temon, carta fallace,
squarciata vela e proda e poppa aperte
mi fur dì e notte sotto stelle incerte
a periglioso error guida verace.
Credei già l’alba haver quando notte hebbi,
fu la rugiada e ’l fior fele e cicuta,
e giunsi al fin nel cominciar del corso.
Sorde orecchie, ciechi occhi, e lingua muta,
quanto vi gradirei, se al mio soccorso
allhor v’havea, quando mancando io crebbi.