Deh, ch’io non ho, signor, forza di stile,
ch’ove più dorme ivi destassi Amore,
ch’havrebbe parte ancor del vostro ardore
tal che gela d’agosto e di quintile.
Direi che del suo ardente aspro focile
non si trasse giamai foco maggiore
di quel che v’arde, e che non fu dolore
a lato al vostro duol pari o simile.
Ma poiché a pena a morte i’ mi ritoglio,
ch’ognihor m’è sopra, e son invan già corso
per poggiar su nel monte onde pur scendo,
scoprite in rime voi l’alto cordoglio
ch’entro si sta, perché piangendo, ardendo
talhor si piega un cor di tigre e d’orso.