O luce del gran padre, o vita, o via
del mondo errante e morto, il ghiaccio, il sasso
distruggi e rompi al cor, che cieco e lasso
langue pur troppo e ’n se stesso travia.
Passano gli anni e i lustri, e pur la mia
alma giace sepolta in tetro e basso
abisso di miserie, e chiuso il passo
l’ha verso il ciel dolcezza amara e ria.
Sgombra la nebbia che la copre, e scalda
l’alto giel che la preme, e la ferita
che le fer duo begli occhi ungi e risalda.
Sì che faccia a se stessa homai disdetto,
di te solo, Signor, ricca e vestita,
nobil nemica al suo più caro affetto.