Cena beata, esca vital, che sete
principio e fin di quanto più si vole,
a voi ne vegno, acciò ch’io mi console
né sia più servo mai di fame e sete.
Mondane brame, che gran tempo havete,
quasi steril terren, senz’acqua e sole
tenuto il viver mio, di fumo e fole
pascendomi, qual pria, più non andrete.
Ecco il nettar celeste, il cibo puro
che soave m’inebria e pari ed uno
a Dio mi rende, e vincitor di morte.
Così veggiam nel tempo scarso e duro
levarsi satio a pieno e lieto e forte
da ricca mensa poverel digiuno.