Spogliar convien la mortal gonna, in pegno
che mi fu data, e ch’a gran peso io tenni,
lasciar l’oro e gli honori, onde sostenni
e noia ed onta, e sì me ’n pento e sdegno.
Scrivi tu, che ’l puoi far, com’io risegno
in prima al ciel ciò che dal cielo ottenni;
a la terra il terren, poi che qui venni
per tornar poca polve in secco legno.
Lascio ad Amor la face e le quadrella
che, qual l’impresse al cor, così si stanno,
nel partir suo l’alma mia donna e bella.
Al mondo lascio il suo ventoso inganno,
ed a te lascio, o di ragion rubella
schiera serva d’Amor, la pena e ’l danno.