E piansi ed arsi, e non mai stanco e fioco,
e dirne la cagion lungo sarebbe;
e ben mi duol del duol, ch’a poco a poco
mi strugge, e strugger tosto egli devrebbe.
Non è schermirsi picciol tronco un gioco
da fiamma che gran selva arder potrebbe;
né può legno cui resta a mancar poco
onda schifar che scoglio rotto havrebbe.
Arbor ch’ira del ciel frange e percote
la speme del cultor rende men vera;
e s’arresta e vien pigro incantato angue.
Trovommi Morte, e sì mi scosse e scuote,
che, sterile e digiun, non son qual era.
Taccia dunque chi piange ed arde e langue.