Creatore immortal, che 'n sempiterno
fu la tua gloria, né prencipio o fine
aver non puoi ne l'opre tue divine,
governi 'l cielo e superi lo 'nferno,
quei che di mal oprar abito ferno,
né credono alma, né del corpo fine
prigion de' vizi, e quelle peregrine
alme c'han 'l cuor purgato in te sol fermo,
ben mi sovien di Roma il carcer vano
da quel Paul, che sol mosse avarizia:
piatoso ti scopristi allo innocente.
Signor, tu vedi ciò che noi facciamo;
del carcer d'or tu sai quanta ingiustizia,
e so che 'l languir nostro in te si sente.