Rettor del cielo, o Dio della natura,
guidi e governi alma, vita e morte,
già stabilisti dentro alla tua corte
ciascun del bene e mal la sua ventura.
Che serve a quel che pregarti proccura,
che l'impie stelle sue rivoltin sorte?
L'ardir tu desti lor tenace e forte,
immobil virtù, peso, atto e misura.
Confesso l'alma e te, sacro, immortale,
e Cristo e 'l suo potere: ora a che giova,
se adorarti e pregar nulla mi vale?
Lor fanno a caso, e non m'è cosa nuova;
Iddio fisse 'l chiodo e d'altro non li cale:
lavora invan chi contra 'l ciel proccura.