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1500–1571

LXI

Benvenuto Cellini

Con quel soave canto e dolce legno ne corse ardito Orfeo per la consorte: Cerber chetossi, e le tartaree porte s'aperser, ché Pluton ne lo fe' degno.

Poi gli rendette il prezïoso pegno; ma d'accordo non fu seco la Morte. Voi, gentil Laura, quanto miglior sorte aveste al scendere al superno regno!

Lassù v'alzò il Petrarca, e dietro poi ne venne a rivedervi in paradiso; sète scesi in un corpo ora ambidoi. Felice Orfeo, s'avea tale avviso:

cangiar la spoglia arìa fatto qual voi, ch'amor, vita e virtù non v'è diviso.

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