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1500–1571

LIII

Benvenuto Cellini

Signore eccellentissimo e divino, i' v'ho servito, ormai passan sette anni, con tutto il mio potere: in tanti affanni qual carcerato o infermo peregrino,

son giunto a quanto io dissi in sul confino: tal che veder si può sui belli scanni vaghe statue, nude, altre co' panni; e io sbattuto son, senza un quattrino.

Quelle in sembiante liete, altiere e dolce; io mesto, spennachiato, umile e rotto: ché mie stella mi dona a voi in disgrazia. Qual ci portano aita, altre poi tolce

ogni studio; né vale esserci dotto: basta che di voi ridon e noi destrazia.

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