Poi che senza pentirci nott'e giorno
facciàn cotanti e così gravi errori,
e 'l timor della morte, ahimè, d'intorno
ne va sempre turbando i nostri cori,
ma ne l'inferno rio con danno e scorno,
dove si vive e mai non s'esce fori,
miserere di noi, Signore, e poi
con la tua gran bontà fa salvi noi.
Troppo da noi, Signor, pur troppo amati
son i piacer di questo mondo vano,
commess'avendo poi tanti peccati
ch'aver pace da te speriamo invano:
dove andrèn dunque, lassi sventurati?
Verrem a te col cor umile e piano,
pregandoti per sommo, immenso dono,
che ne l'ultimo dì troviam perdono.
Quando verrai nella tua maestade,
Signor, a giudicare i vivi e i morti,
dove ci asconderèn? Qual sicurtade
avrèn, miseri noi, che ci conforti,
pensando a l'empia nostra iniquitade
e a l'ira, che teco giusta porti?
Pietà dunque di noi, pietà, Signore,
e non ci giudicar nel tuo furore.