Skip to content
1500–1571

CXXV

Benvenuto Cellini

Poi che senza pentirci nott'e giorno facciàn cotanti e così gravi errori, e 'l timor della morte, ahimè, d'intorno ne va sempre turbando i nostri cori,

ma ne l'inferno rio con danno e scorno, dove si vive e mai non s'esce fori, miserere di noi, Signore, e poi con la tua gran bontà fa salvi noi.

Troppo da noi, Signor, pur troppo amati son i piacer di questo mondo vano, commess'avendo poi tanti peccati ch'aver pace da te speriamo invano:

dove andrèn dunque, lassi sventurati? Verrem a te col cor umile e piano, pregandoti per sommo, immenso dono, che ne l'ultimo dì troviam perdono.

Quando verrai nella tua maestade, Signor, a giudicare i vivi e i morti, dove ci asconderèn? Qual sicurtade avrèn, miseri noi, che ci conforti,

pensando a l'empia nostra iniquitade e a l'ira, che teco giusta porti? Pietà dunque di noi, pietà, Signore, e non ci giudicar nel tuo furore.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXXV · Benvenuto Cellini · Poetry Cove