Quanti, lasso, sospir, lacrime quante
m'escon dagli occhi e dal profondo petto;
ahi, a quanti aspri dolor son io suggetto,
e a che pene e sospiri, afflitto amante!
Sempre l'alta beltà mi sta d'avante,
né si diparte mai dal mio concetto
la propria effige del suo bell'aspetto,
e per tempo vie più mi fa costante.
Lasso, ahimè, che non m'accorsi in pria
ch'e' dolci sguardi e l'accoglienze care
furo 'l mio danno, anzi la morte mia.
Conviemmi per mio mal dunque gustare
di giorno in giorno per mala fortuna mia
martìr, pene, dolor, vivande amare.